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Monthly Archives: January 2015

……TRASPARENZE……

vi VVVVVVVVVVV

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

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Posted by on January 29, 2015 in Uncategorized

 

I GATTI LO SAPRANNO….

vi VVVVVVVVVVV

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

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Posted by on January 29, 2015 in Uncategorized

 

vedo me da fuori

Mi sono svegliata stamattina, e ho sentito la stretta del freddo che anche qui è arrivato, coprendo di nuvole le montagne e sopra il vulcano come un fumo, che non è fuoco ma la nuova stagione che ha cambiato i colori del cielo.

C’è un silenzio intorno, e le lunghe spiagge sono deserte, solo i gabbiani e i cigni galleggiano placidi sulle acque, e da lontano, alla solita ora, si vedono ancora più nitidi i delfini che giocano, come quando durante l’ora di cena, a giugno, gli occhi restavano impigliati in quella danza superba e misteriosa. I delfini che correvano dietro la piccola barca, l’immenso mare blu che sotto al monte era roccia e incanto.

Perissa è vuota, gli hotel e le taverne chiuse, sono partiti tutti e solo in paese rimane aperto il supermarket.

Le case tutte con le finestre azzurre chiuse, i vasi di fiori continuano a brillare perchè qui non occorre la mano del giardiniere, soltanto la mano del tempo fa germogliare i mille fiori selvatici e si prende cura di quelli più delicati.

Mi culla un sole ancora tiepido, mentre cammino e da lontano vedo le isole raggruppate nel mare, e vedo le navi non fermarsi più al largo di Oia, dove scendevano orde di turisti diretti a dorso d’asino a guardare i tramonti.

Navi lontane passano e basta, dirette in luoghi lontani o solo in visita autunnale verso Istanbul o ancora più giù verso sud.

Dorme questo intarsio di Grecia mentre tutto sembra così vivo nella quiete, soltanto i gatti si arrampicano su alberi sempreverdi e i cani in cerca di cibo sono sdraiati al tepore del sole fuori dalla soglia dei pochi ristoranti aperti.

La macchina mi porta a Oia, e vedo l’oro penetrare le vigne e i grappoli dell’uva coi chicchi così grandi brillare nel sole, le nuvole bianche sono enormi pandori ricoperti di zucchero filato.

Salgo senza asino per vedere come sarà in autunno il tramonto, e guardo i negozi chiusi e i pochi turisti per lo più orientali che camminano svelti nella loro magrezza, con al collo le macchine fotografiche.

Non voglio fotografare nulla, so che questo panorama rimarrà inciso in me come nessun rullino potrebbe immortalare.

Le cose, le persone e i paesaggi che si sono infiltrati in noi non hanno bisogno di pellicole, sono immoti e statici dentro la nostra anima. Il tempo passa, cambia, ma loro sono uguali, dentro, e nel profondo esistono.

Rivedo Alexandros, l’homeless dog che è rimasto tutta l’estate lì e ancora si gode il silenzio.

Piccole barche azzurre di pescatori al largo si avvicinano al porto, e le casine bianche iniziano ad accendere le luci, attraverso le tende bianche si intravedono donne con bambini in braccio o anziane fare la maglia, un tempo fatto di cose semplici, un imbrunire raccolto e intimo.

Mi siedo sul muretto, dove a giugno si era radunata la folla ad immortalare il rosso farsi arancio di Oia.

È dolce il colore che adesso si infiltra tra le rocce e sui tetti delle case.

Come rame autunnale scende e piove nel cielo, l’aria si raffredda e io rimango in silenzio a vedere l’immensità urlare la bellezza.

Piango di emozione perchè questi colori li ho tenuti con me nei giorni pesanti e cupi, quelli in cui ho guardato dalla finestra e visto il mare dondolare velieri anzichè le grate tristi di un luogo che mi ha rinchiusa ma guarita.

Ora sono qui, vestita come una ragazzina bohémienne, lo stile che ho sempre amato, e la mia borsa colorata fatta di lana comprata a Thira contiene i fazzoletti che devono asciugare ma non cancellare l’emozione di quello spettacolo, l’innalzarsi del sole, la morte del giorno nel mare, le statue e i giardini cambiare colore, gli animali pigri guardare anche loro la fine di un giorno che sembra un inizio.

Sento uno sfiorarmi leggero le spalle, e mi spavento perchè sono sola a Oia stasera, lontano la gente lavora nelle città a nord da dove è partita su aerei colorati come uccelli di acciaio. Gente diretta lontano, con tratti somatici chiari, che si è bruciata nel sole greco.

Il mio viso fresco diventa improvvisamente caldo delle tue mani che lo sfiorano, un gesto di chi deve guardare e ritrovare, fissare e sentire. Un bacio tenero sulla fronte e io ti guardo.

Non so riconoscerti quasi eppure sei tu, ti sento nelle vene nuove di vita e ti riassaporo quando le tue labbra schiudono le mie.

Un bacio a Oia, nell’arancio di questo incanto, e il profumo delle tue mani, quel burro e vaniglia diventato più uomo, non so cosa dirti ma non devo raccontarti niente, solo guardarti e seguire i tuoi tratti che avevo impressi ed ora sono cambiati ma sei sempre tu.

Non provo nemmeno a parlare o a farti domande, sorrido perchè tu la macchina fotografica ce l’hai e ci avrei scommesso che non l’avresti lasciata a casa.

Ti pensavo a camminare a nord, nei paesaggi freddi e bianchi e invece nei tuoi capelli brilla il riflesso del sole che ancora sta dirigendosi al centro del mare prima di tuffarsi.

Mi prendi le spalle e mi giri, per guardare insieme il ritratto dell’immenso.

Sento il tuo mento appoggiarsi sopra la mia testa e le braccia circondarmi il corpo, sorridi alla mia borsa colorata, rossa, gialla, verde e blu.

Tocchi un mio braccio, forse tasti la mia nuova magrezza e mi sale un brivido, perchè tu sei cambiato ma non il modo intenso di sfiorare, delicato, una nuvola che ti possiede.

Ecco il momento magico in cui il disco di fuoco annega nel mare.

Un silenzio, e i gabbiani volano via, a cercare cibo e riparo per la notte e il rumore dei passi degli asini che ragliando tornano al recinto seguendo il pastore, e tutte le luci accese adesso nel panorama di Oia e tu che mi prendi il mento e mi baci.

Adesso so che sei tu.

La lingua calda come la bocca del fuoco mi tormenta dolcemente e il tuo sorriso nell’abbraccio sa accendere quello che per molto tempo è stato un deserto arido.

Sorrido e tu anche, non ricordavo un tuo sorriso.

In quel piegarsi e allungarsi delle tue labbra intravedo quel che accadrà.

Mano nella mano andiamo da qualche parte, potrebbe essere una stanza che diventa il mondo, o un’altra città dove guardare l’alba, nulla importa.

Uniti nell’arancio ora siamo liquidi in un mare solo nostro, sento che mi tocchi e rinasco, sento che mi amerai e che lo farai a lungo, non terrò il conto dei soli che nasceranno e nemmeno dei voli che io farò insieme ai gabbiani.

Conterò solo il tempo che tu sarai con me, e quello sarà il Regalo.

Prima che io vada, osserva il fluire delle praterie, distese sotto ai tuoi occhi.

Forse sarò lì, tra l’erba fresca di rugiada, e i fiori andati a dormire nel letargo dell’autunno.

Pioverà a lungo, sarò in quelle gocce fredde che ti preannunciano il nuovo inverno, io sarò come nuova, e camminerò fragile  sui passi che ancora si dirigono su una vita incerta.

Prima di dimenticarmi, guardami, e strappa i fogli di un calendario che ha segnato dolore e vuoto, i miei, quelli che tu volevi e in un giorno a casa cercami, fammi il regalo di una risata che provenga dalle tue labbra prima che un nuovo amore ci ingoi nella sua bocca di amarena riscopri il mio odore, la mia pelle e senti i tratti nuovi di un volto che si è come deformato di stanchezza ma è nuovo perchè questo dolore mi ha reso come una pagina bianca sulla quale iniziare un libro. Prima di andare voltati, guarda solo per un momento il mio pezzo di cielo perchè l’azzurro lo trovi dove trovi braccia che ti stringono, e ti respinge ovunque ci siano parvenze non tangibili.

Prima che la vita continui sorridimi, e ricordami, tra poco saremo dentro le sue onde e non ci sarà tempo, non c’è mai tempo solo quello di rimpiangere, solo quello di ricordare. Tutto è dolce e amaro, ma lo capiamo sempre tardi.

S

 
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Posted by on January 13, 2015 in Uncategorized