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8 Marzo Non è più festa

LASCIAMOLE SUGLI ALBERI, QUEST’ANNO, LE MIMOSE – Viola D’Acunto

Io non festeggio.
Non ho voglia di festeggiarmi l’8 marzo. Non ho voglia di festeggiare. Non ho voglia di tuffarmi in questo rito, che tale è diventato, del consumo a tempo.
Non andrò a mangiare la pizza con le amiche. Se voglio posso farlo in qualsiasi giorno. Non andrò a strip tease maschili, in una sorta di gioco al rovesciare i generi per un giorno.
Non mi interessa quello in cui è stato trasformato questo giorno: l’ennesima sagra del consumismo; l’ora, o la giornata d’aria concessa una volta all’anno alle donne, purché il giorno dopo rientrino nei ranghi.
Non parteciperò a questo “giorno alla rovescia”, a questo carnevale delle donne in cui ci si può illudere, col mascheramento dei ruoli, che le donne abbiano la primazia.
Non c’è nulla da festeggiare, per le donne, né qui né altrove.
La violenza domestica non si arresta e magari lo stesso uomo che l’8 marzo porta con l’ebete sorriso dello stereotipo la mimosa, l’indomani pesterà a morte la donna a cui l’ha donata il giorno prima perché la cena non è pronta o non è di gradimento.
I femminicidi aumentano, invece che diminuire, e così gli stupri, esterni e interni alle pareti domestiche.
Se la strada per le donne è un rischio, la casa è il più delle volte il luogo più pericoloso in cui vivere.
Se apriamo la finestra sul mondo, cosa vediamo delle donne? Vediamo burqua non aboliti, anzi rafforzati dalle esportazioni di democrazia a suon di bombe, vediamo lapidazioni, vediamo impiccagioni, come in Iran, vediamo infibulazioni ed altre torture inflitte, vediamo esclusioni e cancellazioni, vediamo volti sfigurati dall’acido, vediamo spose ingrassate a forza come oche per il fois gras, per celebrare opulenza e status dei maschi della famiglia di provenienza e di quella che le accoglierà. E ancora vediamo donne, ragazze, comprate a tanto al chilo e gettate sulle strade per soddisfare le voglie dei maschi del mondo opulento.
E poi vediamo spazi che sempre più si restringono per le donne, a meno che non accettino di essere solo involucri da sollazzo o aggettivi attraenti per merce da vendere.
Questo 364 giorni all’anno (365 negli anni bisestili).

E per un giorno invece facciamo finta che tutto ciò non sia e ci festeggiamo e ci facciamo festeggiare.

Questa ricorrenza ha un’origine ben precisa, simbolica, che annega nella sagra dei coriandoli-mimose.
Era il 1908. Un gruppo di operaie di una industria tessile di New York scioperò come forma di protesta contro le terribili condizioni in cui si trovavano a lavorare.
Lo sciopero durò per vari giorni. Le operaie non intendevano arrendersi finché non avessero ottenuto condizioni lavorative più umane.
L’8 Marzo la proprietà dell’azienda, per rispondere alla protesta, bloccò le uscite della fabbrica, impedendo alle operaie di uscire dalla stessa e di ricevere dall’esterno aiuti e cibo.
Scoppiò un incendio, non si sa se fortuito o doloso, cioè innestato dai proprietari per dare un segnale forte.
Nell’incendio furono ferite mortalmente e morirono 129 operaie, americane ed immigrate, anche italiane, che, come le altre, cercavano di migliorare la loro condizione di vita.

Fuori della fabbrica, quel giorno, c’erano alberi di mimosa in fiore.

L’8 marzo e le mimose sono, quindi, la ricorrenza ed il simbolo di QUEL giorno di coraggio e di morte.

Quella data, infatti, col tempo assunse rilevanza mondiale, diventando il simbolo delle vessazioni che la donna ha dovuto subire nel corso dei secoli e il punto di partenza per il riscatto della propria dignità.

Nulla a che vedere quindi con una Festa, che già così definita, è un oltraggio.
Festa, e di cosa? E’ come se, fatte le debite proporzioni, si facesse la festa di Auschwitz!!!!!!!!!!!

Io non festeggio. Non ho nulla da festeggiare. Non ho voglia di festeggiarmi.

Per favore, le mimose che vorreste mandarmi lasciatele sugli alberi.

L’8 MARZO guarderò gli alberi di mimosa fioriti con molta tristezza, perché da quell’8 marzo 1908 poco è cambiato, e forse, in alcuni casi, in peggio.

LASCIAMOLE SUGLI ALBERI, L’8 MARZO, LE MIMOSE.

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