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Category Archives: donne poesia

Ritorno all’isola

Ritorno all’isola.

 
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Posted by on August 5, 2013 in donne poesia

 

Scuola di calore

Di 

Massimo Rizzante, Scuola di calore

Massimo Rizzante

Nella sua terza raccolta di poesie, Scuola di calore, scritta tra Occidente e Maghreb, Massimo Rizzante sceglie come sole protagoniste le donne che raccontando semplicemente la loro vita cercano di spezzare il circolo vizioso del dolore e dell’amore, della ricchezza e della povertà…
Scrive l’autore nel Post scriptum all’opera: «È un dato: tutte le civiltà sono nate dal sopruso, dallo sfruttamento, quando non dalla guerra fisica o psicologica che gli uomini hanno fatto alle donne. Quando penso alla Storia, mi viene in mente un mattatoio attorno al quale un gruppo di maschi, sazi del lavoro compiuto, danzano in piena erezione. La donna soccombe, e ogni volta che una donna soccombe alla monolitica virilità dell’uomo è un pezzo di civiltà che se ne va. Non è una sconfitta della donna, ma dell’uomo che non è riuscito a far propria la sua parte di femminilità, cioè dell’uomo che non è riuscito ad accogliere la fragilità come valore e che perciò continuerà a mutilare e a rendere inferma la donna, oltre che se stesso. Ora, questa fragilità per me è il valore supremo, è l’essenza della femminilità e l’essenza di una civiltà.
Finché sarà maltrattata non ci sarà una vera civiltà».

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Massimo Rizzante
Scuola di calore
Milano, Effigie Edizioni, 2013

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Lydie

entre la justice et ma mère, je choisis ma mère
Albert Camus

Adesso che sono morta
analfabeta come sono nata,
la sola lezione che desidero lasciarti
è questa: se cominci a donarti agli altri –
vecchi, storpi, o borghesi di Casablanca –
come io per cinquant’anni ho fatto senza sosta,
devi sapere che anche quando darai tutto
sarai condannato a non dare mai abbastanza.
Qualcuno ha scritto:
«Quando trovi tua madre, serra le entrate,
chiudi le porte. Solo così non si esauriranno le tue forze».
Ma, habibi, come due labbra
non possono combaciare
che in un solo punto vulnerabile della mente,
per quanta precisione, delicatezza e studio
tu abbia consumato nel richiamarle all’ordine,
così non si dà mai tutto.
Avrai allora due soluzioni:
caricarti sulle spalle il corpo di tua madre,
il corpo di questa povera sorda agli insulti
e alle umiliazioni, precipitando con me
nella valle degli Spiriti, o abbandonarmi
sulla strada per Ourika,
in uno di quei riad ai piedi dell’Atlante
gestito da coppie senza figli,
dove una vecchia donna delle pulizie,
seppur priva di vita e scalza,
potrà sempre dare il benvenuto
ai fantasmi dell’Occidente: «Salam aleikum!».
Lo so, tu hai sempre desiderato l’eterno ritorno,
vedere e udire il muto parlare,
o, come disse Ibn ‘Arabi, il «paralitico
camminare» di chi anche una sola volta
hai sorpreso a masturbarsi in una toilette del Prado,
della sorella che ti è stata accanto
sotto la ghigliottina del burocrate,
o dell’amica che per ventiquattro ore
ti ha accompagnato sul sentiero dell’arte,
dove s’insegue ciò che ci sfugge
temendo di perdere ciò che si ha.
La tua legge è stata la non separazione.
Non ti è importato perciò di trasformarti nello zimbello
dell’amore e dei suoi nove orifizi.
Né assomigliare a quell’imbecille decapitato
che con un cucchiaio si sforza di imboccare una testa
che giace esangue tra le sue ginocchia.
Con la stessa forza ora ti chiedo: continua a viaggiare
nello spazio dei vivi, come un satellite
intorno al quale gravitano i pianeti –
cameriere, commedianti o danzatrici del ventre –
e, io, tua madre, il Sole, puntuale come le catastrofi,
esecutrice testamentaria della luce.

***

[Una selezione di testi tratti dall’opera, ancora in corso di composizione, fu pubblicata, per gentile concessione dell’autore (che ancora ringrazio), nella “Biblioteca di RebStein“, Vol. XIX, Giugno 2011. (fm)]

 
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Posted by on July 25, 2013 in donne poesia