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IL PLUSVALORE DELLA POESIA, IL SIGNIFICANTE NON MERCIFICABILE NÉ DIGITALIZZABILE VS I CLOMINIMEDIA (parte II). Saggio di Antonino Contiliano

La poesia e lo spirito

Poesia, significante non mercificabile né digitalizzabileIl plusvalore della poesia, il significante non mercificabile né digitalizzabile VS I CLOMINIMEDIA

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di Antonino Contiliano

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Poesia, significante non mercificabile né digitalizzabile

Il linguaggio poetico e la sua capacità di azione dirompente, la sua astrazione particolare quanto la sua stessa capacità di mettere in moto immaginazione e ipotesi come altri punti di vista, come si verifica nei processi degli “esperimenti mentali” scientifici e della stessa astrazione matematica, è cosa da non sottovalutare come modo di agire, conoscere, comunicare e con-astrarre immaginativo diversi, oppositivi e alternativi. L’astrazione, più dell’intuizione, permette sia alle scienze quanto alla poesia di escogitare e ipotizzare versioni nuove e alternative di realtà, che, sebbene contaminate dalla logica fantastica e ana-logica, non perdono mai di vista le possibilità di realizzazione e applicazione (docet, per esempio, la storia dei numeri immaginari e delle città utopiche).

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Posted by on March 26, 2015 in Uncategorized

 

Quei ragazzi terroristi in fuga dalla libertà

RASSEGNA FLP: materiali da testate generaliste su Freud, Lacan, la psicoanalisi

di Massimo Recalcati, la Repubblica, 7 febbraio 2015

La libertà non è solo possibilità di espressione, alleggerimento della vita da vincoli oscurantisti, emancipazione dell’uomo dal suo stato di minorità, come Kant aveva classicamente definito l’illuminismo. La libertà è anche una esperienza di vertigine e di solitudine che comporta il rischio di vivere senza rifugi, senza garanzie ultime, senza certezze imperiture e fuori discussione. Lo stesso Nietzsche, che fu uno dei maggiori sostenitori della libertà del soggetto di fronte a ogni verità che pretende di porsi come assoluta, insisteva costantemente nel ricordare che la libertà suscita angoscia, spaesamento, che il navigare in mare aperto può generare una seduttiva nostalgia per la terra ferma. È in questa luce che la psicoanalisi ha interpretato la psicologia delle masse dei grandi sistemi totalitari del Novecento. Psicologia delle masse e analisi dell’Io (1921) di Freud, Psicologia di massa del fascismo (1933) di Reich e Fuga…

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Posted by on February 27, 2015 in Uncategorized

 

Ricordo di Nadia Campana.

La poesia e lo spirito

(Nadia Campana. Da “Poesia” novembre 1990)

Per Nadia Campana.
di Maria Pia Quintavalla

Visto l’ultimo film di Marina Spada su Antonia Pozzi, ho – inevitabilmente – pensato a Nadia. Al frammento che si usa, come forma artistica, quando si deve ri-costruire o riparare alla pochezza, in un gesto d’amore, della memoria. Sono delle ricercate, delle scomparse.
Ho trovato grande l’analogia creata nel film, fra l’immagine di Antonia Pozzi, che sbocconcella e poi sputa, di nascosto, nel palmo della mano, l’arancia, subito dopo un’immagine eco cardiaca, diastole e sistole: la timidezza di lei rivelata. Così bella, altrettanto, sempre nel film, la sacralità di rivisitarne lentamente i luoghi vissuti. Se questo rito è vero, dà salvezza, e noi dovremmo terminare quelle tappe di avvicinamento al luogo natale (e mortale), per lei, di Cesena.

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Posted by on February 3, 2015 in Uncategorized

 

……TRASPARENZE……

vi VVVVVVVVVVV

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

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Posted by on January 29, 2015 in Uncategorized

 

I GATTI LO SAPRANNO….

vi VVVVVVVVVVV

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

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Posted by on January 29, 2015 in Uncategorized

 

vedo me da fuori

Mi sono svegliata stamattina, e ho sentito la stretta del freddo che anche qui è arrivato, coprendo di nuvole le montagne e sopra il vulcano come un fumo, che non è fuoco ma la nuova stagione che ha cambiato i colori del cielo.

C’è un silenzio intorno, e le lunghe spiagge sono deserte, solo i gabbiani e i cigni galleggiano placidi sulle acque, e da lontano, alla solita ora, si vedono ancora più nitidi i delfini che giocano, come quando durante l’ora di cena, a giugno, gli occhi restavano impigliati in quella danza superba e misteriosa. I delfini che correvano dietro la piccola barca, l’immenso mare blu che sotto al monte era roccia e incanto.

Perissa è vuota, gli hotel e le taverne chiuse, sono partiti tutti e solo in paese rimane aperto il supermarket.

Le case tutte con le finestre azzurre chiuse, i vasi di fiori continuano a brillare perchè qui non occorre la mano del giardiniere, soltanto la mano del tempo fa germogliare i mille fiori selvatici e si prende cura di quelli più delicati.

Mi culla un sole ancora tiepido, mentre cammino e da lontano vedo le isole raggruppate nel mare, e vedo le navi non fermarsi più al largo di Oia, dove scendevano orde di turisti diretti a dorso d’asino a guardare i tramonti.

Navi lontane passano e basta, dirette in luoghi lontani o solo in visita autunnale verso Istanbul o ancora più giù verso sud.

Dorme questo intarsio di Grecia mentre tutto sembra così vivo nella quiete, soltanto i gatti si arrampicano su alberi sempreverdi e i cani in cerca di cibo sono sdraiati al tepore del sole fuori dalla soglia dei pochi ristoranti aperti.

La macchina mi porta a Oia, e vedo l’oro penetrare le vigne e i grappoli dell’uva coi chicchi così grandi brillare nel sole, le nuvole bianche sono enormi pandori ricoperti di zucchero filato.

Salgo senza asino per vedere come sarà in autunno il tramonto, e guardo i negozi chiusi e i pochi turisti per lo più orientali che camminano svelti nella loro magrezza, con al collo le macchine fotografiche.

Non voglio fotografare nulla, so che questo panorama rimarrà inciso in me come nessun rullino potrebbe immortalare.

Le cose, le persone e i paesaggi che si sono infiltrati in noi non hanno bisogno di pellicole, sono immoti e statici dentro la nostra anima. Il tempo passa, cambia, ma loro sono uguali, dentro, e nel profondo esistono.

Rivedo Alexandros, l’homeless dog che è rimasto tutta l’estate lì e ancora si gode il silenzio.

Piccole barche azzurre di pescatori al largo si avvicinano al porto, e le casine bianche iniziano ad accendere le luci, attraverso le tende bianche si intravedono donne con bambini in braccio o anziane fare la maglia, un tempo fatto di cose semplici, un imbrunire raccolto e intimo.

Mi siedo sul muretto, dove a giugno si era radunata la folla ad immortalare il rosso farsi arancio di Oia.

È dolce il colore che adesso si infiltra tra le rocce e sui tetti delle case.

Come rame autunnale scende e piove nel cielo, l’aria si raffredda e io rimango in silenzio a vedere l’immensità urlare la bellezza.

Piango di emozione perchè questi colori li ho tenuti con me nei giorni pesanti e cupi, quelli in cui ho guardato dalla finestra e visto il mare dondolare velieri anzichè le grate tristi di un luogo che mi ha rinchiusa ma guarita.

Ora sono qui, vestita come una ragazzina bohémienne, lo stile che ho sempre amato, e la mia borsa colorata fatta di lana comprata a Thira contiene i fazzoletti che devono asciugare ma non cancellare l’emozione di quello spettacolo, l’innalzarsi del sole, la morte del giorno nel mare, le statue e i giardini cambiare colore, gli animali pigri guardare anche loro la fine di un giorno che sembra un inizio.

Sento uno sfiorarmi leggero le spalle, e mi spavento perchè sono sola a Oia stasera, lontano la gente lavora nelle città a nord da dove è partita su aerei colorati come uccelli di acciaio. Gente diretta lontano, con tratti somatici chiari, che si è bruciata nel sole greco.

Il mio viso fresco diventa improvvisamente caldo delle tue mani che lo sfiorano, un gesto di chi deve guardare e ritrovare, fissare e sentire. Un bacio tenero sulla fronte e io ti guardo.

Non so riconoscerti quasi eppure sei tu, ti sento nelle vene nuove di vita e ti riassaporo quando le tue labbra schiudono le mie.

Un bacio a Oia, nell’arancio di questo incanto, e il profumo delle tue mani, quel burro e vaniglia diventato più uomo, non so cosa dirti ma non devo raccontarti niente, solo guardarti e seguire i tuoi tratti che avevo impressi ed ora sono cambiati ma sei sempre tu.

Non provo nemmeno a parlare o a farti domande, sorrido perchè tu la macchina fotografica ce l’hai e ci avrei scommesso che non l’avresti lasciata a casa.

Ti pensavo a camminare a nord, nei paesaggi freddi e bianchi e invece nei tuoi capelli brilla il riflesso del sole che ancora sta dirigendosi al centro del mare prima di tuffarsi.

Mi prendi le spalle e mi giri, per guardare insieme il ritratto dell’immenso.

Sento il tuo mento appoggiarsi sopra la mia testa e le braccia circondarmi il corpo, sorridi alla mia borsa colorata, rossa, gialla, verde e blu.

Tocchi un mio braccio, forse tasti la mia nuova magrezza e mi sale un brivido, perchè tu sei cambiato ma non il modo intenso di sfiorare, delicato, una nuvola che ti possiede.

Ecco il momento magico in cui il disco di fuoco annega nel mare.

Un silenzio, e i gabbiani volano via, a cercare cibo e riparo per la notte e il rumore dei passi degli asini che ragliando tornano al recinto seguendo il pastore, e tutte le luci accese adesso nel panorama di Oia e tu che mi prendi il mento e mi baci.

Adesso so che sei tu.

La lingua calda come la bocca del fuoco mi tormenta dolcemente e il tuo sorriso nell’abbraccio sa accendere quello che per molto tempo è stato un deserto arido.

Sorrido e tu anche, non ricordavo un tuo sorriso.

In quel piegarsi e allungarsi delle tue labbra intravedo quel che accadrà.

Mano nella mano andiamo da qualche parte, potrebbe essere una stanza che diventa il mondo, o un’altra città dove guardare l’alba, nulla importa.

Uniti nell’arancio ora siamo liquidi in un mare solo nostro, sento che mi tocchi e rinasco, sento che mi amerai e che lo farai a lungo, non terrò il conto dei soli che nasceranno e nemmeno dei voli che io farò insieme ai gabbiani.

Conterò solo il tempo che tu sarai con me, e quello sarà il Regalo.

Prima che io vada, osserva il fluire delle praterie, distese sotto ai tuoi occhi.

Forse sarò lì, tra l’erba fresca di rugiada, e i fiori andati a dormire nel letargo dell’autunno.

Pioverà a lungo, sarò in quelle gocce fredde che ti preannunciano il nuovo inverno, io sarò come nuova, e camminerò fragile  sui passi che ancora si dirigono su una vita incerta.

Prima di dimenticarmi, guardami, e strappa i fogli di un calendario che ha segnato dolore e vuoto, i miei, quelli che tu volevi e in un giorno a casa cercami, fammi il regalo di una risata che provenga dalle tue labbra prima che un nuovo amore ci ingoi nella sua bocca di amarena riscopri il mio odore, la mia pelle e senti i tratti nuovi di un volto che si è come deformato di stanchezza ma è nuovo perchè questo dolore mi ha reso come una pagina bianca sulla quale iniziare un libro. Prima di andare voltati, guarda solo per un momento il mio pezzo di cielo perchè l’azzurro lo trovi dove trovi braccia che ti stringono, e ti respinge ovunque ci siano parvenze non tangibili.

Prima che la vita continui sorridimi, e ricordami, tra poco saremo dentro le sue onde e non ci sarà tempo, non c’è mai tempo solo quello di rimpiangere, solo quello di ricordare. Tutto è dolce e amaro, ma lo capiamo sempre tardi.

S

 
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Posted by on January 13, 2015 in Uncategorized

 

Vivalascuola. La “Buona Scuola” di Renzi: schiava dell’azienda Matteo la creò

Vivalascuola. La "Buona Scuola" di Renzi: schiava dell'azienda Matteo la creò.

 
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Posted by on October 13, 2014 in Uncategorized

 

Vivalascuola. La “Buona Scuola” di Renzi: schiava dell’azienda Matteo la creò

La poesia e lo spirito

Quindi: la Confindustria fa cento proposte per una riforma del sistema dell’educazione e la ministra Stefania Giannini vi trova “parole chiave e temi che sono anche la linea guida del rapporto ‘La buona scuola‘ presentato dal governo“. Cosa chiedono gli industriali? “Riformare i meccanismi per l’immissione in ruolo dei docenti; abolire le graduatorie per anzianità; assumere per concorso e per chiamata diretta premiando il merito“. E ancora: “rimodulare la retribuzione in base a orario servizio, funzioni, conseguimento obiettivi; potenziare l’Invalsi; abolire il valore legale del titolo di studio”. Insomma, Renzi e Giannini lavorano alla scuola di Confindustria, la quale al contempo falsa dati pubblici per screditare la scuola italiana e renderla ancora più conforme alle esigenze del mondo economico. Ne parlano in questa puntata di vivalascuola Alvaro Berardinelli, Bruno Moretto, Emanuele Rainone.

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Posted by on October 13, 2014 in Uncategorized

 

IL RAMMENDO DELLE PERIFERIE: tema di maturità da un articolo di RENZO PIANO – Ma c’è periferia e periferia: la bruttura dei medio-piccoli comuni può essere più grave delle periferie urbane – Scempio urbano, desolazione sociale e delitti familiari sono ora fuori delle città: nella sconfinata periferia degli 8.000 comuni italiani – La proposta di una revisione della divisione istituzionale territoriale attuale

Geograficamente

ESAMI DI MATURITA' ESAMI DI MATURITA’

MATURITA’ 2014, tema di italiano, 18 giugno

TIPOLOGIA D – TEMA DI ORDINE GENERALE

«Siamo un Paese straordinario e bellissimo, ma allo stesso tempo molto fragile. È fragile il paesaggio e sono fragili le città, in particolare le periferie dove nessuno ha speso tempo e denaro per far manutenzione. Ma sono proprio le  periferie la città del futuro, quella dove si concentra l‟energia umana e quella che lasceremo in eredità ai nostri figli. C‟è bisogno di una gigantesca opera di rammendo e ci vogliono delle idee. […] Le periferie sono la città del futuro, non fotogeniche d‟accordo, anzi spesso un deserto o un dormitorio, ma ricche di umanità e quindi il destino delle città sono le periferie. […] Spesso alla parola “periferia” si associa il termine degrado. Mi chiedo: questo vogliamo lasciare in eredità? Le periferie sono la grande scommessa urbana dei prossimi decenni. Diventeranno o no…

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Posted by on September 23, 2014 in Uncategorized

 

IL RAMMENDO DELLE PERIFERIE: tema di maturità da un articolo di RENZO PIANO – Ma c’è periferia e periferia: la bruttura dei medio-piccoli comuni può essere più grave delle periferie urbane – Scempio urbano, desolazione sociale e delitti familiari sono ora fuori delle città: nella sconfinata periferia degli 8.000 comuni italiani – La proposta di una revisione della divisione istituzionale territoriale attuale

IL RAMMENDO DELLE PERIFERIE: tema di maturità da un articolo di RENZO PIANO – Ma c’è periferia e periferia: la bruttura dei medio-piccoli comuni può essere più grave delle periferie urbane – Scempio urbano, desolazione sociale e delitti familiari sono ora fuori delle città: nella sconfinata periferia degli 8.000 comuni italiani – La proposta di una revisione della divisione istituzionale territoriale attuale.

 
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Posted by on September 23, 2014 in Uncategorized